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Vinitaly 2014 ALCUNE IDEE

"Pietracupa", Azienda Agricola di Montefredane, Avellino, nel capannone A, quello dell'Irpinia. L'indicazione di un amico corre come sms sui cellulari, succede nel marasma del Vintaly, dove tra migliaia di espositori si fatica a trovare la sorpresa, l'eccellenza, e allora ci si aiuta, tra un assaggio e l'altro, tra la visita allo stand di una cantina amica, una degustazione guidata, un convegno.

Una sbirciata al catalogo e subito un moto di stizza, manca il numero dello stand, non è cosa rara, qualcuno manda comunicazione dopo la stampa del catalogo, ma è incredibile che l'Irpinia prenda un capannone intero e perfino il Consorzio Tutela Vini d'Irpinia non segnali il suo stand.

Finalmente troviamo questo "Pietracupa" e siamo accolti dal produttore, il vulcanico Sabino Loffredo, con sincera e cordiale affabilità che presto diventa amichevole incontro. Il viaggio che Sabino ci invita a fare comincia con una deliziosa pizza fatta in casa da sua madre, poi ci presenta il camino, assaggiamo le annate "Che mi hanno fatto trovare la strada", come spiega lui. Ed ecco un Greco 2002 e poi un 2003 e un 2005 e fino al 2010 e l'ultimo 2013, e il cammino con il Fiano, il suo straordinario Fiano è 2003, 2004, 2005 e ancora avanti fino al 2013, inutile raccontare le emozioni, i colori, i sapori che ti esplodono in bocca, inutile tentare i giochi dei sentori, il viaggio è i quelli che ti si fissano nella memoria, non è Chablis è Irpinia, dura e pura, nei vini di "Pietracupa" si ritrova tradizione e modernità, nel nome del territorio e del lavoro dell'uomo. L'incontro con Sabino Loffredo è fondante per la sua arte e umanità, quello con i suoi vini segna uno spartiacque nel mondo del vino bianco in Italia.

 

Ma il Vinitaly continua e, restando nei bianchi, lato spumanti, un sms ci da appuntamento nella zona dedicata all'Alto Adige, e qui l'indicazione precisa è per un grande spumante, quello della Cantina Spumanti Lorenz Martini. Anche qui incontriamo un vero personaggio, austero e pulito come l'unico vino che produce lo spumante Comitissa Brut Riserva, l'enologo Lorenz Martini, proprietario del marchio di famiglia che si mantiene anche lavorando come enologo per altre aziende. La sua cantina si trova nell'antico paesino vitivinicolo di Cornaiano, siamo in provincia di Bolzano, le uve che utilizza sono Chardonnay (30%) Pinot Bianco (30% ) e Pinot Nero (40%), sono uve che provengono da vigneti che sono situati tra i 500 e gli 800 m s.l.m. Il Comitissa Brut Riserva resta 3 anni di maturazione in bottiglia secondo il metodo classico, il risultato è uno spumante dal perlage fine e persistente, corposo e intenso, secco come si conviene a un prodotto che non si piega alle mode. Impossibile resta ora affrontare i vini spumanti di Franciacorta che si sono piegati alla moda addolcendo e limando il gusto dei loro prodotti, sconvolgendoli in nome del nume mercato.
 

Un problema che non si pone un generoso produttore umbro come Stefano Grilli della cantina La Palazzola, che insieme a poderosi e importanti vini rossi, tutti rigorosamente I.G.T., e non D.O.C., tra cui l'incredibile "Rubino", Umbria Rosso, di cui oggi in commercio c'é il 2008 ancora troppo giovane per gustarlo in pieno, presenta sei linee di spumanti metodo classico con uve come Riesling, Sangiovese e Trebbiano,  ognuna rispettata nella sua originalità, e colta nella sua massima espressione spumantizzata. Non tradisce la cantina di Ambrogio e Giovanni Folonari, nel cui stand abbiamo assaggiato l'anteprima del Cabreo "Nino" 2011, bel colore e sentori di liquirizia in un vino che ti avvolge nella sua pienezza. Un salto sulla zona del Garda ci ha portato alla Tenuta La Cà di Calmasino, dove abbiamo gustato con felice sorpresa il rosso Ponal, un IGT  he racconta favole nei profumi e nel gusto, e un Pinot Grigio, il Fasanella" dal profumo dolcemente intenso e potente al palato. Sulle colline del Garda  si trova anche  l'Azienda Monte dei Roari che ci ha incantato con un vino raro e di bassissima produzione il "Rossanel" , 10,5 gradi, vino a rifermentazione naturale in bottiglia non filtrato, il tentativo di rispondere alle esigenze dei giovani e di un mondo di bevitori che si allontanano dal vino impauriti dalle gradazioni forte e ai gusti robusti, scegliendo la più facile birra. Sempre la stessa azienda comunque mostra di saper fare un grande vino con il suo rosso Palustrel, sempre IGT, uve cabernet, merlot e corvinone, fermentazione naturale, non filtrato e, udite! udite! non contiene solfiti. Non potevamo no affrontare, il Vinitaly è a Verona anche qualche amarone, apprezzando il Monte la Parte di Daniela Piccoli, applaudendo il "Fornetto" della cantina Stefano Acordini guidata dal grande Tiziano Accordini, di cui amiamo la capacità di non dimenticare che in Valpolicella prima dell'Amarone c'era il Recioto e il suo è uno dei migliori, ancora amarone e ancora applausi con quelli di Viviani, in Valpolicella l'Arte del vino non è morta, nonostante aziende che hanno trasformato la produzione in industria. Il Vinitaly mostra le tante facce del vino, ma per sopravvivere il vino italiano deve mantenere la sua originalità, non mettersi a combattere sui numeri la battaglia sarà persa, sui numeri esistono nazioni che hanno territori più vasti del nostro piccolo e frammentato paese.

Ugo Brusaporco


 



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