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DANTE SPINOTTI DALL’ULTIMO DEI MOHICANI AGLI ULTIMI MONTANARI

È difficile incontrare Dante Spinotti, uno dei grandi direttori della fotografia italiani, ormai in pianta stabile negli Studi di Hollywood, con due nomination Oscar all’attivo per “L’ultimo dei Mohicani” e per “ The Insider”  entrambi firmati da Michael Mann, regista che non rinuncia alla sua presenza visto che lo ha voluto per “Manhunter”, “Heat” e “Public Enemies”. Siamo riusciti a intervistarlo grazie a un amico comune, il fotografo friulano Paolo Jacob. Dante Spinotti, nato proprio in Friuli, a Tolmezzo, nel 1943, sta infatti girando in quei luoghi un documentario: “Inchiesta in Carnia” sul drammatico spopolamento dei paesi di montagna, ormai abitati solo da vecchi. La sua lunga carriera era iniziata in Rai, poi dopo alcuni documentari girati in proprio ecco l’ingresso nel cinema, l’esordio di Gabriele Salvatores “Sogno di una notte d'estate” (1983), nello stesso anno “I Paladini” di Giacomo Battiato e l’anno dopo ancora cinema italiano con “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo,  “Sotto... sotto... strapazzato da anomala passione” di Lina Wertmüller e ancora altri film fino a “Interno Berlinese” di Liliana Cavani. “Fu un incontro difficile – ricorda Dante Spinotti – Ero stato presentato dalla produzione, lei stava cercando un’idea particolare di fotografia, non era molto convinta del mio sperimentare, io ho sempre sperimentato, ogni film ha una sua particolarità, una sua luce, non è possibile standardizzarla. Comunque a lei subito non piacquero le mie idee, poi dopo due, tre proiezioni si convinse, e abbiamo fatto un film carico di atmosfere intense”. Se ogni regista ha una sua particolare idea della fotografia, qual è il regista che più l’ha impegnata? “ Penso a Paul Schrader, con lui abbiamo girato a Venezia  nel 1990 The Comfort of Strangers ( Cortesie per gli ospiti), era prodotto da Angelo Rizzoli, recentemente scomparso, e da Mario Cotone, uno dei produttori italiani più preparati e attenti al prodotto film. Paul Schrader aveva chiesto la collaborazione di John Bailey, suo direttore alla fotografia abituale, ma per controllare i costi Cotone preferì la mia presenza. Di sicuro non mi sarei battuto per fare il film , pensando ai dubbi estetici, morali, formali del regista e alla sua idea di trascendenza nel fare i suoi film. Ne parlai con Michael Mann, una notte mentre navigavamo sul golfo della Florida con i motoscafi di Miami Vice e proprio in quel momento capì che per qualche regista esiste un punto in cui vai al di là della trascendenza. Schrader aveva scritto anche un libro su questo: Transcendental Style in Film, in cui analizzava con questa prospettiva l’opera di tre grandi autori comeYasajiro Ozu, Robert Bresson e Carl Dreyer. Io personalmente non sono d’accordo su questa idea, ma sentivo il suo desiderio e cercai di accontentarlo. Il film era tratto dal romanzo omonimo di Ian McEwan ed era sceneggiato da Harold Pinter, che partecipava personalmente a tutte le discussioni, anche a quelle tecniche, rifiutandosi sempre di porre mano al suo scritto che riteneva sacro. Quello che riuscì a offrire al regista fu una Venezia bizantina, claustrofobica, mi pare che il cielo si veda una volta sola. I protagonisti, una coppia inglese, cadono nelle maglie dei loro provocanti amici attraverso inquadrature rigorose, in cui sentivo la responsabilità del racconto, visto che  Schrader era tutto preso dal suo lavoro con gli attori". Che differenza c'è tra il lavorare in Italia, lei ha lavorato, oltre alla Cavani, con Fabio Carpi per il capolavoro "Quartetto Basileus", Ermanno Olmi ("La leggenda del santo bevitore", "Il segreto del bosco vecchio"), Giuseppe Tornatore ("L'uomo delle stelle"), Roberto Benigni ( "Pinocchio") e altri, e con autori americani, solo per dire alcuni film: "Crimini del cuore" di  Bruce Beresford, "L.A. Confidential" e "Wonder Boys" di Curtis Hanson, "Bandits"  di Barry Levinson, "X-Men: Conflitto finale" di Brett Ratner? "C'è un modo di fare il cinema diverso, negli USA vive continuamente un positivo senso di competitività , in Italia tutto è più lento. In Italia il prodotto cinematografico soffre dl fatto di non aver abbastanza cura della sceneggiatura, si sottovaluta il suo valore, mentre negli USA i dedica maggior tempo alla scrittura. Negli USA ci si impegna allo spasimo per capire cosa si aspetta il pubblico, da noi non è così e il caso Tornatore è l'evidenza. Il problema è la presunzione dei nostri registi o la loro ignoranza. La Rai che mette in mano ai raccomandati, politici e non, è il segno di una sconfitta. Noi ci riteniamo depositari di una cultura superiore, mentre mancano proprio le scuole elementari dell'espressione cinematografica, improvvisati registi affrontano con leggerezza la produzione di un film, senza comprendere il peso che ha girare una scena, curare i dialoghi,  la recitazione. Negli Usa a tutto viene data la precedenza, ma non alla voglia autoriale di un improvvisato regista". Prossimamente vedremo il suo "Hercules - The Thracian Wars " diretto da Brett Ratner con Dwayne Douglas Johnson (The Rock),  Ian McShane, Rufus Sewell, Joseph Fiennes, Peter Mullan, John Hurt e Rebecca Ferguson, cosa può dirci di questa produzione? " Posso dire che è stata una esperienza straordinaria, ero chiamato a far respirare insieme il nostro tempo con la mitologia, e nello stesso tempo a confrontarmi con una produzione che con lo stesso soggetto ha tentato di farci concorrenza, con un film a basso costo prodotto dalla Millennium. Loro hanno girato a Sofia, noi a Budapest, in teatri di posa grandi e moderni, loro al risparmio noi con l'idea di fare un grande film e ci siamo riusciti". Stiamo parlando di studi cinematografici, di film che vengono girati a Sofia, a Budapest, ma un tempo noi avevamo Cinecittà, non se ne parla più perché in Italia tutto costa troppo? Dante Spinotti non trattiene il suo spirito veneto: " Non parliamo di  Cinecittà, noi siamo dei veri mona! Cinecittà è stata lasciata morire con tutta la tecnologia che portava, pensate alla chiusura della Technicolor, novanta persone a casa dal primo gennaio dopo aver contribuito a film come "Apocalipse Now", "L’ultimo imperatore", "Amarcord", "C’era una volta in America", "Nuovo Cinema Paradiso", e ai più recenti "La Grande Bellezza", "Gomorra" e "Sacro GRA". All'obiezione che in Ungheria, Romania, Bulgaria costa meno il personale tecnico, il legname per costruire le scene,e tutto il resto, rispondo che gli Studi di Londra, più cari di questi sono già impegnati per anni. Siamo dei mona, abbiamo lasciato Cinecittà nelle mani di incompetenti, di dirigenti non all'altezza, abbiamo perso una grande industria, nonostante avessimo dei grandi tecnici eartgiani, come succede sempre in Italia". L'intervista è finita Dante Spinotti è chiamato al cellulare, forse deve correre sul set del nuovo "Beverly Hills"

Ugo Brusaporco



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